inseminazione eterologa

lettera spedita a L’Arena

Ogni donna in procinto di generare un figlio si augura, spera ed eventualmente prega perché il proprio figlio nasca sano, privo di difetti, bello e intelligente. Questa affermazione è lapalissiana. Nessuna donna vorrebbe un figlio portatore di handicap, anche se la grande maggioranza delle madri che si trovano ad avere, per esempio, un figlio down, riversano su di lui tutto l’amore di cui sono capaci e sacrificano molto della loro vita per accudirli. Ho detto che la mia affermazione iniziale è lapalissiana, ma non è così. La natura infatti ha stabilito che i neonati abbiano una madre e un padre. Non sempre ciò avviene; talvolta viene a mancare la madre quando, fortunatamente sempre con minor frequenza, muore di parto, più spesso manca il padre, che, dopo aver dato il suo contributo al concepimento, può morire o può, irresponsabilmente, sottrarsi al suo dovere. Ma, negli ultimi tempi, si sente parlare di donne, soprattutto famose e non più giovani, che decidonodi generare un figlio usufruendo del seme di un donatore anonimo, decidono cioè di mettere al mondo un figlio che porterà sempre l’handicap di non avere un padre. A mio parere, queste donne non compiono un gesto d’amore nel dare una nuova vita, ma un gesto egoistico, destinato soltanto a puntellare la loro esistenza.

Alberto Signorini

 

Pubblicata su L’Arena del 14.12.2010