Un pugno di mosche

 

L’articolo sottostante è stato pubblicato oggi 30 settembre sul giornale L’Arena

Apprendo da una trasmissione televisiva che Marchionne, amministratore della FIAT, guadagna quattrocento volte quello che guadagna un operaio della stessa azienda. In compenso l’interessato dice che lui lavora più di tutti; che lavora tutto il giorno, spesso anche nei giorni festivi. Cosa si può dire? Che l’amministratore della Fiat è un povero. Infatti, delle cose che rendono la vita degna di essere vissuta ne ha soltanto una: i soldi, ma non ha il tempo per goderseli; inoltre gli mancano molte altre cose: il tempo libero per coltivare le amicizie, per andare a passeggio nei campi, per contemplare il cielo in una notte di luna, per leggere qualche buon romanzo, ascoltare della buona musica. Sì Marchionne è un povero; vive per lavorare anziché lavorare – com’é giusto – per vivere. No, non l’invidio; alla fine della sua vita, al di là potrà portare, forse, soltanto il tabulato del suo estratto conto bancario: un pugno di mosche.